Successione necessaria Se da un lato la legge concede ad ognuno il diritto di disporre sulla destinazione dei propri beni dopo la morte, è anche vero che tutela i parenti più prossimi riservando loro una quota dell'eredità, detta "quota di legittima", che non può essere intaccata neanche dalla difforme volontà del de cuius. In pratica ci troviamo nella situazione in cui il defunto abbia sì, redatto un valido testamento, ma scegliendo di "diseredare" in tutto o in parte i parenti più prossimi, a vantaggio di terze persone.
In questi casi interviene la legge, che sottrae la quota di legittima dall'ammontare dell'eredità, e la distingue dalla "quota disponibile", cioè quella che il de cuius può lasciare a chiunque, anche senza alcun legame di sangue.
In particolare, e nonostante la diversa volontà del de cuius:
- al coniuge (oltre al diritto di abitazione) spetta per legge il 50% dell'eredità se non ci sono figli, il 33,33% in presenza di un unico figlio, ed il 25% in presenza di 2 o più figli;
- al figlio unico spetta il 50% in mancanza del coniuge del de cuius, oppure il 33,33% se invece è ancora vivo il coniuge;
- in presenza di 2 o più figli, a loro spetta per legge, in parti eguali, il 66,66% in mancanza del coniuge del de cuius, oppure il 50% se invece è ancora vivo il coniuge;
- agli ascendenti del de cuius (genitori, nonni e così via) non spetta nulla in presenza di figli del de cuius, mentre in assenza di figli spetta loro rispettivamente il 33,33% se non è presente il coniuge del de cuius, ed il 25% in presenza del coniuge;
- i fratelli e agli altri parenti del cuius non rientrano tra i legittimari, e dunque non hanno diritto a nulla se il de cuius ha disposto diversamente
20070929 |