Mobbing Con il termine mobbing si definiscono tutti quei comportamenti perpetrati sul luogo di lavoro verso un individuo che tendono ad isolarlo, aggredirlo, o comunque attaccarlo moralmente o fisicamente, rendendogli la permanenza al lavoro molto difficile.
Il mobbing può essere messo in atto dal datore di lavoro (mobbing verticale) o anche dai colleghi del mobbizzato (mobbing orizzontale) e si sostanzia in una serie di comportamenti che, a seconda dei casi, possono tendere:
- all'esclusione: quando si impedisce al mobbizzato di partecipare alle riunioni, si interrompe il flusso delle informazioni verso di lui lasciandolo volutamente al di fuori delle strategie aziendali, o ancora si pongono barriere tecnologiche impedendogli ad esempio l'uso dell'e-mail o l'accesso ad aree riservate a cui prima accedeva;
- al sovraccarico di lavoro: quando si assegnano al mobbizzato una quantità di compiti molto superiore a quelli dei suoi colleghi, o lo si costringe ad orari prolungati senza un reale motivo;
- all'umiliazione: quando il mobbizzato viene molestato verbalmente o sessualmente, quando viene adibito a compiti volutamente umilianti, come costringere un quadro a pulire le scrivanie o a fare solo fotocopie e fax, quando viene lasciato giornate intere senza fare nulla solo per emarginarlo e farlo sentire inutile;
- all'intimidazione: quando il mobbizzato viene minacciato o deriso, magari di fronte a tutti i colleghi, o quando viene messo in atto qualsiasi altro comportamento che possa instaurare in lui la paura di perdere il posto di lavoro.
Oltre a queste ci sono molte altre condotte che possono ricadere nella definizione di mobbing: ogni caso è differente e deve essere valutato attentamente dai giudici, non essendoci una lista esaustiva dei comportamenti che rientrano nella fattispecie. Sicuramente i comportamenti lesivi non devono essere isolati, ma prolungati e reiterati, e devono portare ad un deterioramento della salute fisica e mentale del mobbizzato. 20071105 |
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